Il ritorno di una razza antica: il Bovino Pontremolese

Nel 2011 il bovino pontremolese è tornato, dopo 40 anni di assenza, a pascolare in Lunigiana: L’Unione di Comuni Montana Lunigiana ha recuperato, grazie all’intervento della Regione Toscana, un nucleo di animali superstiti nella vicina Garfagnana. Oggi i capi sono tutti ospitati nel Centro Pilota Azienda Agricola di Tonelli Matteo, San Terenzo Monti , Fivizzano (MS).
La professionalità e l’impegno del Centro Pilota stanno facendo perseguire importanti risultati: aumento della popolazione femminile, riduzione dell’incrocio con altre razze e della parentela tra gli individui allevati e, di fondamentale importanza, la riduzione dell’intervallo generazionale.

Proprio questa ricchezza ambientale, ma soprattutto storica ed economica ha fatto sì che la Lunigiana fosse inserita assieme alle Province Costiere della Toscana, alla Sardegna e alla Corsica nel Programma Operativo di Cooperazione Transfrontaliera Italia – Francia Marittimo con il Progetto denominato “Vagal+” (Valorizzazione del Germoplasma Animale Locale ).

bp1Obiettivo del progetto è quello salvaguardare le razze autoctone (il bovino pontremolese, il suino macchiaiolo maremmano, le pecore Amiatina e Garfagnina bianca, il cavallo di Monterufoli, l’asina dell’Amiata) coniugando azioni di valorizzazione, commercializzazione e sicurezza alimentare dei prodotti nel rispetto della sostenibilità ambientale e favorendo l’aggregazione delle Piccole e Medie Imprese.

Il bovino pontremolese appartiene ad una razza molto antica, utilizzata fino al secolo scorso anche in tutta la zona di Carrara per il trasporto a valle dei grandi blocchi di marmo, ma che dal secondo dopo guerra in poi è divenuta estremamente rara. Ad oggi, addirittura, è tra i vari bovini italiani quello di cui si contano il minor numero di esemplari. Basti pensare che verso il 1940 il numero dei capi si aggirava attorno ai 15mila per passare nel 1960 a 5700 fino a giungere al definitivo tracollo della popolazione, 13 capi censiti nel 1983, per poi attestarsi agli attuali 45 capi.
E’ così successo che questa razza che oltre che con il suo latte e la sua carne anche con la sua fatica è stata per secoli una compagna insostituibile per gli abitanti di questa zona stesse quasi scomparendo.

2016-10-24T10:30:24+00:00 5 settembre 2014|Primo piano|

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